ARTE E BELEZZA NELLA POESIA DIALETTALE
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- Published on Friday, 17 February 2012 16:14
Più volte, in questa rubrica, si è discusso di come tutto ciò che riguarda la tradizione si rinnova e si trasforma con il passare del tempo. Questo capita anche con la poesia in vernacolo. Uno degli artefici di questo rinnovamento culturale, in terra foggiana, è Gianni Ruggiero, autore, tra l’altro, di due volumi di poesie: uno in vernacolo e l’altro in dialetto. La sua produzione segna il confine ideale tra il vecchio modo di poetare in vernacolo, che rivolge lo sguardo al passato, e la nuova poetica, capace di elevare il dialetto a lingua perché indaga i sentimenti, la società, il presente.
Finora l’enorme schiera di autori di poesie in vernacolo foggiano si era cimentata, più o meno efficacemente, nella trattazione di argomenti che facevano ricorso alla descrizione di luoghi ormai scomparsi, al rimpianto per certi valori non più attuali, al ricordo di personaggi realmente esistiti. Con Gianni Ruggiero la poesia diventa attuale, ci parla del presente e ci offre, in dialetto, le peculiarità del carattere dei foggiani. Non più il personaggio che provoca un nostalgico ricordo (Zechille, Umbert’ i parature, Sciam sciam, etc.), ma la descrizione del carattere che contraddistingue un piccolo universo sociale e che non trova traduzione in lingua italiana (U’ pezzecallande, a’ pelegne, etc.).
La presentazione dei volumi, durante la quale ho avuto l’onore di relazionare in qualità di rappresentante dell’Università del Crocese, ha visto alternarsi la declamazione di alcune poesie dell’Autore da parte di Gianni Mancini e Michele Norillo, l’esibizione di un gruppo musicale, i LEAR, che cantava le cover del Quartetto Cetra, e per finire l’esilarante monologo di Gianni Mancini dal titolo “U tirett d’a memorija”.
L’evento è stato un riuscito mix di Natura, Arte e Bellezza.
Da sempre nella storia dell’uomo, Arte e Bellezza si sono confrontate, a volte contrapponendosi. Per i Greci e i Latini l’Arte e la Bellezza convivevano nella stessa persona, assurta a divinità, come Afrodite o Venere. Dai romantici in poi la Bellezza è vissuta come ideale di vita da perseguire facendo scivolare l’Arte nell’artificio, nell’artefatto ovvero nel concetto che solo l’artista è capace di dominare la Bellezza. Oscar Wilde affermerà poi che “più studiamo l’arte, meno c’interessa la natura”, ponendo in secondo piano la bellezza della natura, incapace di produrla, di fronte all’opera d’arte, generata e creata dall’uomo. Questo atteggiamento attesta l’arroganza dell’uomo nei confronti del creato.
Tra tutte le arti ce n’è una in particolare che riesce a mediare tra natura e bellezza: la Poesia.
La Poesia utilizza un registro comunicativo che indaga i sentimenti, li fotografa e li incornicia in un ambiente circoscritto. La Poesia è contemporaneamente a servizio dell’Arte e della Bellezza. Inoltre la Poesia la utilizziamo quando vogliamo rendere eterna una Bellezza di per sé è effimera. Attraverso la Poesia, la natura offre all’Arte la Bellezza. La poesia dialettale ha un dono in più: l’immediatezza con cui riusciamo a raggiungere i nostri simili perché in quel linguaggio ci riconosciamo come comunità. Il fatto che alcune poesie di Gianni Ruggiero sono belle sia in lingua che in dialetto, ma che l’Autore abbia scelto il dialetto per comunicare determinate emozioni, può essere paragonato alla lettura della nostra società: tutti apparteniamo ad una cultura globalizzata ma cerchiamo continuamente di affermare la nostra identità.
Ritengo importante, per il prossimo anno, che l’Università del Crocese-Scuola di tradizioni, si faccia promotrice di una riflessione profonda e condivisa con i più importanti esponenti del vernacolo foggiano, per uniformare la scrittura dialettale in modo semplice e fruibile da tutti al fine di dare ad essa la dignità di lingua e la funzione di coesione sociale, coesione che la nostra città è chiamata a ritrovare se vuole uscire dall’enpasse in cui ristagna.
DOTT. GIUSEPPE DONATACCI DOCENTE DELL'UNIVERSITA' DEL CROCESE DI FOGGIA

